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Andrà tutto bene SE…

07 Apr Andrà tutto bene SE…

La Rete dei Numeri Pari, realtà che unisce centinaia di associazioni diffuse in tutta Italia che condividono l’obiettivo di garantire diritti sociali e dignità a quei milioni di persone a cui sono stati negati, e di cui il Gruppo Abele e Libera fanno parte fin dal primo momento, ha recentemente lanciato la campagna di comunicazione Andrà tutto bene SE…
In un periodo, questo condizionato dall’emergenza sanitaria, in cui i ritmi produttivi e sociali sono stati necessariamente rallentati e al maggior tempo e alla maggior qualità della riflessione offertaci si sono mostrati tutti i paradossi del nostro sistema societario, la Rete dei Numeri Pari propone un ragionamento da abbinare al tanto desiderato ritorno alla normalità: andare oltre l’iniziale “Andrà tutto bene”, ragionare sul cosa è andato male tanto da generare la situazione odierna e porsi l’ipotesi del cambiamento futuro, a condizione che qualcosa venga corretto: Andrà tutto bene se… appunto.

Cosa ci ha portato alla situazione attuale? È la domanda da cui far partire il ragionamento per “evitare che questa drammatica situazione si ripresenti in un prossimo futuro in maniera ancora più aggressiva e tragica. Basta guardare alla relazione tra collasso climatico e nuovi virus, denunciata oltre un decennio fa dall’OMS, e tra questi e l’inquinamento ambientale che ne amplifica l’impatto. Basta osservare l’assenza di misure idonee in Italia come in Europa per adeguarsi e organizzare una risposta che metta al centro la difesa della vita e non degli interessi economici dei più forti. Basterebbe ricordarsi il numero di giorni in cui in Lombardia e Piemonte il livello del PM10 era oltre la soglia dell’illegalità, eppure nessuno è intervenuto per fermare e riconvertire le produzioni inquinanti. Abbiamo visto in questi anni il feticcio della legalità ergersi a paradigma per essere usato solo contro i più deboli, gli ultimi, quelli che subiscono la vera ingiustizia: la miseria”. 

Qual è la situazione attuale? È sufficente osservare. “Oggi gli effetti di queste politiche catastrofiche sono sotto gli occhi di ognuno di noi […]. Una politica piccola, perennemente orientata al consenso immediato, incapace di una visione d’insieme. Pensiamo agli errori compiuti sulle politiche economiche messe in campo, che sono costate la vita a migliaia di persone e ne hanno scaraventate milioni nella miseria“. L’evidenza dice che “un terzo del paese è a rischio povertà, 5 milioni sono in povertà assoluta, 1 milioni i minori nell’indigenza, 9 in povertà relativa, 11 non possono curarsi, 4 milioni i lavoratori e le lavoratrici povere, e così via. Mentre noi chiedevamo diritti e dignità ci è stato risposto che la priorità era invece la sicurezza“.

Come correggere il futuro? La campagna di Numeri Pari propone delle alternative: “Non appena la cosiddetta fase di quarantena sarà terminata, se non vogliamo essere costretti a rivivere ogni anno sotto la minaccia di crisi e pandemie sempre peggiori – come denunciato tra gli altri dall’OMS, dall’IPCC, dall’UNEP – abbiamo tutti e tutte la responsabilità irrimandabile di aprire una stagione di mobilitazione e di cambiamento. L’obbiettivo è quello di rimettere al centro dell’agenda politica nazionale le necessità, le proposte e gli obiettivi da perseguire per garantire – già nell’immediato futuro – i diritti fondamentali e, allo stesso tempo, rilanciare l’economia attraverso la transizione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica, unica strada per rimettere insieme il diritto alla salute e il diritto al lavoro con i diritti della natura. 

E un appello: “Prima di poterci ritrovare nelle nostre assemblee, nelle piazze, nelle strade, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, vorremmo chiedere a ciascuno di voi di dare il proprio contributo per far crescere il livello di consapevolezza su questioni fondamentali per la democrazia del nostro Paese”.

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