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Back to school

18 Set Back to school

Da pochi giorni è iniziata la scuola e come ogni buon inizio che si rispetti, chi ne è coinvolto si trova a riflettere su ciò che sta per accadere e sui buoni propositi da perseguire. Anche noi, prima di rituffarci nel lavoro quotidiano nella scuola, proviamo a individuare alcuni dei nodi su cui lavorare e su quegli aspetti che riteniamo sia importante che emergano per avviare una riflessione generale anche con chi non vive quotidianamente all’interno delle mura scolastiche.

Il primo aspetto che vogliamo sottolineare è la funzione positiva in termini di convivenza che osserviamo in tante classi.  Rispetto alla rapida diffusione di intolleranza verso i migranti a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, dalle “argomentazioni” postate sui social e ai dibattiti sul tema dell’accoglienza, pensiamo che la scuola, oggi più che mai, possa e debba essere luogo di integrazione e di costruzione, per i suoi ragazzi e le sue ragazze, di un pensiero critico e di consapevolezza che li aiuti a destreggiarsi in quello che è l’attuale contesto storico. Quando svolgiamo i nostri percorsi in classi multietniche (ormai la maggioranza) incontriamo soprattutto bambine e bambini, ragazze e ragazzi per cui è normale il superamento delle cosiddette barriere culturali, capaci di convivere con lo “straniero” e il “diverso”, e mettere in secondo piano il pregiudizio diffuso. Su questo tema la scuola ci appare quindi come un mondo non ancora del tutto influenzato da ciò che accade al di fuori ed è per questo che crediamo che essa debba proteggere questa qualità e prendersene maggiore cura,  ritagliandosi più spazi per poter riflettere e confrontarsi sulle tematiche attuali.

Riteniamo sia importante offrire a ragazze e ragazzi l’opportunità di raccontarsi, portare le proprie storie e i propri bisogni. Infatti il racconto di sé permette di ridurre le distanze, rimanere sulla dimensione personale al di là degli stereotipi e, così, oltrepassare i confini dell’intolleranza. Quando incontriamo i giovani studenti nelle loro aule, abbiamo osservato come sia importante garantire uno spazio dedicato a loro: spesso, attraverso la presentazione di ognuno, il sentirsi ascoltato come persona e non come collettivo, è possibile gettare le basi per la costruzione di un rapporto di fiducia e stima reciproca.

È un compito impegnativo che non si può delegare ai soli insegnanti, ma che prevede scelte, anche politiche, di investimento per garantire la presenza di figure professionali altre (mediatori interculturali, psicologi, educatori), che possano intervenire in situazioni problematiche in classe a supporto dei diversi attori scolastici, ma soprattutto che possano essere, per gli studenti, adulti di riferimento diversi dai propri genitori e docenti, in grado di sintonizzarsi e di entrare in empatia con le loro emozioni, difficoltà e necessità.

Partendo da questo lavoro di socializzazione e accoglienza al proprio interno, la scuola può allora diventare esempio di socializzazione e accoglienza anche per chi ne sta al di fuori ed è immerso nelle logiche discriminatorie. Non bisogna mai dimenticare che le nuove generazioni rimangono la risorsa più preziosa di una società: influenzano il presente e scrivono  il futuro. Accanto ai momenti formativi e di studio, la scuola allora deve poter realizzare azioni concrete e di impatto sociale, che consentano alle persone di sentirsi riconosciute come protagoniste dei contesti sociali che abitano. I concetti di integrazione, partecipazione, comunità, discussi solo sul piano teorico nelle ore in aula, devono poter prendere forma e diventare qualcosa di visibile e di reale. L’organizzazione di iniziative, la rigenerazione degli spazi comuni, la possibilità di lasciare in qualche modo una traccia di sé all’interno dell’istituto scolastico e del territorio, sono solo alcune delle possibilità che possiamo costruire insieme.

Rendere protagonisti i ragazzi e le ragazze che incontriamo è uno degli obiettivi che ogni anno noi, come Gruppo Abele, cerchiamo di perseguire, attraverso i percorsi di prevenzione, sensibilizzazione e promozione di stili di vita consapevoli che realizziamo nelle scuole (dalla primaria  alla secondaria di secondo grado) di Torino e del territorio nazionale. Altro obiettivo è quello di sostenere la funzione educativa che insegnanti, genitori e contesti di vita esercitano: attraverso percorsi formativi, incontri tematici, la costruzione di iniziative condivise, la strada individuata è quella di andare nella direzione di promuovere comunità educanti.

Coinvolgere tutti i soggetti che abitano la scuola è quindi un elemento determinante per lavorare anche in ottica di riduzione della dispersione scolastica, fenomeno negli ultimi tempi sempre più di interesse politico-sociale, e che, è necessario sapere, non può non prescindere dal supporto educativo, dalla condivisione di spazi e tempi con gli studenti, da un contesto scolastico gratificante, dalla cura dell’offerta di attività stimolanti e partecipative in orario extra-scolastico e dal lavoro condiviso con gli insegnati: azioni queste da sempre presenti nella lista dei buoni propositi. 

 

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(michela morgese, Piano Giovani)



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