About Us

Educare i figli ai tempi di internet

04 Nov Educare i figli ai tempi di internet

Le ricerche restituiscono dati inequivocabili: il 79% degli adolescenti trascorre in media 4 ore al giorno sullo smartphone. Un tempo notevole, che apre il campo a una serie di interrogativi. Li abbiamo posti a Marcello Di Lella, agente e formatore della Polizia locale di Torino, attivo da oltre un decennio in un reparto a elevata specializzazione sui reati commessi dai e sui minori e che sarà protagonista dell’incontro I pericoli di internet: quello che gli adulti dovrebbero sapere, che si terrà a Binaria il 9 novembre.

I mondi virtuali hanno un impatto quotidiano con la sfera relazionale di adolescenti e preadolescenti: quali sono i principali rischi in cui possono incorrere?
“Il principale rischio è la sovraesposizione mediatica: i ragazzi entrano in contatto con i social network troppo precocemente e spesso senza controllo. In età in cui non si sono ancora sviluppati sistemi e strumenti di riconoscimento di certi pericoli, questo presta il fianco a rischi enormi: per esempio, abbiamo registrato casi di sexting, la diffusione di immagini o di video, tra bambine e bambini di quinta elementare.
Il secondo rischio è la sovraesposizione a contenuti pornografici. Ogni genitore considera i propri figli “al sicuro” da questi contenuti. La realtà è radicalmente diversa. La pornografia oggi viaggia su siti a libero accesso, con brevi video catalogati per genere. Video in cui spesso violenza e sopraffazione sono accettati. Si assiste per cui a una scoperta del sesso in modo del tutto fuorviante e perversa, soprattutto in quelle famiglie in cui è assente ogni educazione alla sessualità. Lacuna che nemmeno la scuola è in grado di colmare.
Il terzo rischio è ilgrooming, l’adescamento online. Il web ha conferito ai pedofili strumenti molto potenti. Su internet si possono reperire facilmente informazioni sulle potenziali vittime. E l’insidia raddoppia perché in rete agiscono predatori che non hanno solo l’obiettivo del rapporto sessuale, ma anche quello dell’ottenimento di immagini e video pedopornografici da riversare in un circuito potenzialmente mondiale. Si tratta di video e immagini dall’altissimo valore commerciale. Le tecniche di adescamento sono raffinatissime e la più diffusa è la masquerade, che si avvale di software specifici per camuffare volto o voce.
Il quarto rischio sono le dipendenze digitali comportamentali. È cosa nota che tutti i dispositivi digitali sono progettati e sviluppati per creare dipendenza. Devono generare dati che sono rivenduti per la profilazione e assuefare a servizi che sono inizialmente gratuiti. L’obiettivo è capitalizzare una risorsa preziosa: la nostra attenzione”.

Quali sono i campanelli d’allarme per capire se un adolescente sta scivolando in relazioni pericolose o in comportamenti illeciti?
Proverò a sintetizzarne quattro. Primo livello è un disagio che può essere di differente intensità. Se notiamo che nostro figlio frequentava un’attività con piacere e puntualmente a quell’appuntamento accusa un malessere parlerei di somatizzazione del disagio che può manifestarsi maggiormente con il mal di testa nei maschi e con il mal di pancia nelle ragazze.
Un altro livello è quello che comporta chiusura, un’introversione repentina, fino ad arrivare al mutismo. Il silenzio può significare non tanto la paura, ma la vergogna. Un disagio profondo spesso porta la vittima a sentirsi soverchiata dalla vergona e dal senso di colpa.
Il livello più alto del disagio è il cutting, l’atto autolesionistico del tagliarsi. È chiaro che un adolescente che lo pratica non è in grado di affrontare e superare da solo le emozioni negative e arriva a ferirsi come unica strada per mostrare con evidenza fisica un incontenibile dolore psicologico. Gli adolescenti non si fanno del male solo tagliandosi, alcuni si bruciano, altri usano la gomma per procurarsi delle abrasioni, chi si graffia, altri si strappano i capelli. Questa attività autolesiva può essere più o meno grave e può essere correlata al rischio del suicidio. Nei casi di suicidi giovanili, spesso le vittime presentano lesioni da cutting. È interessante notare come siano gli insegnati ad accorgersi prima di questo segnale rispetto ai genitori.

Quali indicazioni si posso fornire agli adulti per educare i figli all’uso consapevole di internet?
La prima indicazione è di rimandare l’uso esclusivo dello smartphone perlomeno ai 14 anni. Per un genitore non è sempre facile resistere tanto a lungo e in molti si genera il dubbio di contribuire all’isolamento sociale dei propri figli perché “in fondo tutti ce l’hanno”.
Il secondo consiglio è di educare al digitale. Bisogna accompagnare i figli all’uso corretto del telefono. Il cellulare al ragazzo spesso tranquillizza il genitore, certo così di “controllarlo meglio”: questo è un autogoal educativo clamoroso. Dare uno smartphone a un adolescente dovrebbe essere un po’ paragonabile a regalare un motorino. Consiglio, inoltre, di non affidarsi ciecamente ai filtri. Educare richiede presenza, tempo e qualità.
Non va poi dimenticata una regola semplicissima: l’esempio è il miglior modello educativo. Se un genitore a casa è attaccato al dispositivo, anche il figlio è spinto a rifugiarsi nello smartphone. Viceversa è fondamentale anche un presidio al digitale: come è normale per un genitore chiedere come e con chi si sia trascorsa la giornata, allo stesso modo quest’ultimo dovrebbe informarsi su che siti ha visitato il proprio figlio, chi segue sui social, con chi chatta. Fare il genitore significa lavorare in prevenzione.

 

(stefania bizzarri, progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele)



Facebook