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La rotta migratoria più mortale del mondo

05 Giu La rotta migratoria più mortale del mondo

Pochi giorni fa Omer Shatz, avvocato, esperto di diritto internazionale dell’Istituto di studi politici di Parigi, e Juan Branco, giornalista franco-spagnolo, ex collaboratore del Tribunale penale speciale dell’Africa centrale e della procura del Tribunale dell’Aja, hanno consegnato un report di 250 pagine alla Corte penale internazionale dell’Aja. Il documento contiene una denuncia per crimini contro l’umanità a carico dell’Unione europea e di alcuni stati cardine nell’amministrazione continentale dei flussi migratori, ossia Italia, Francia e Germania.

La tesi, e le prove fornite, dimostrano come i governi degli stati citati, a partire dalla caduta di Gheddafi nel 2011, abbiano messo in atto politiche di gestione dell’immigrazione nel Mediterraneo atte a dissuadere i migranti dalla ricerca di rifugio sicuro in Europa. Scelte quali l’abbandono dell’operazione di salvataggio Mare Nostrum; i respingimenti in mare ai danni dei migranti, riportati in Libia e rinchiusi nei centri di raccolta per migranti di uno stato che, tutt’ora in guerra, non poteva essere giudicato un “porto sicuro”; e la decisione di espellere le Ong dal Mediterraneo, affidando alla Guardia costiera libica, tramite sostegno materiale e strategico, la gestione del tratto di mare che nel documento viene dichiarata “la rotta migratoria più mortale del mondo”, dove tra il 1° gennaio 2014 e la fine di luglio 2017 sono morte oltre 14.500 persone.
I nomi dei governi citati sono quelli di Merkel e Macron, ma anche di Renzi e Gentiloni, con Alfano e Minniti ministri dell’Intero. E, ultimo interprete dello stesso ruolo, anche Matteo Salvini. Che da mesi assieme all’espressione “Porti chiusi”, cita l’86.5% in meno di sbarchi sulle nostre coste rispetto al 2018 e i soli 1.859 migranti sbarcati, come i numeri di un successo, senza però svelare dove si trovino le masse che non sono arrivate e che ci consegnano una percentuale di sbarchi così negativa.

Mentre il tribunale dell’Aja dovrà decidere se ritenere o meno ammissibile il ricorso, e se, in caso positivo, aprire un’inchiesta per fare luce sulle responsabilità, va ricordato che, parallelamente alla rotta migratoria più mortale del mondo, grazie alla Comunità di Sant’Egidio, alla Federazione delle Chiese Evangeliche, alla Tavola Valdese, e con la collaborazione della Farnesina e del Viminale, dal 2015 a oggi il modello dei corridoi umanitari ha aperto un canale legale che ha messo al sicuro circa 2.500 persone, alle quali vanno aggiunte quelle arrivate grazie ai corridoi organizzati dalla Cei. Modello basato sulla logica dell’unità familiare e del conseguente diritto al ricongiungimento familiare. Un diritto fondamentale riconosciuto e tutelato dall’ordinamento italiano e dalle norme del diritto internazionale. L’art. 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948, indica infatti “la famiglia come nucleo naturale e fondamentale della società”, attribuendole “il diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”.

 

(toni castellano)



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