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Le mafie (non) sono una priorità di questo Paese

21 Set Le mafie (non) sono una priorità di questo Paese

isaia salesGiovedì 20 settembre Acli, Arci, Articolo 21, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Cisl, Uil, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Legambiente, Libera e Usigrai hanno indirizzato una lettera ai capigruppo parlamentari e ai Presidenti della Commissione giustizia di Camera e Senato per chiedere l’istituzione della Commissione parlamentare antimafia e la discussione dei contenuti del Decreto Sicurezza.
Associazioni e sindacati sottolineano che l’approvazione della legge 99 del 7 agosto 2018 ha di fatto deliberato l’istituzione della Commissione antimafia anche nell’attuale legislatura, ma che ad oggi l’organo parlamentare non è ancora stato attivato. “Si tratta – proseguono – di una mancanza su cui vi invitiamo ad agire rapidamente per porvi rimedio poiché le mafie non solo continuano a esistere ma rappresentano, insieme alla corruzione, una seria, concreta e attuale minaccia alla nostra democrazia, alla nostra sicurezza e al nostro sistema economico, come da tempo è scritto e documentato in relazioni ufficiali inviate al Parlamento”. I firmatari chiedono, inoltre, un incontro con le forze politiche per discutere di alcuni contenuti del Decreto Sicurezza, in particolare quelli relativi ai beni e alle aziende sequestrate e confiscate.

Dottor Sales, a circa quattro mesi dalla costituzione dell’Esecutivo, non è ancora stata formata la nuova Commissione parlamentare antimafia. Sulle colonne de Il Mattino la scorsa settimana lei ha denunciato che “si tratta di una superficialità e di una sciatteria imperdonabili”. A che cosa si riferiva in particolare?
La legge costitutiva è stata presentata e votata lo scorso agosto (la Commissione parlamentare antimafia è una di quelle commissioni speciali che si nomina con legge, ndr). Adesso sono i gruppi parlamentari che devono designare i propri rappresentanti e nominarne il presidente. Certo anche nelle passate legislature è capitato che si allungassero i tempi, ma in genere era perché non vi era condivisione sul nome del presidente. Quando furono nominati, per esempio, Luciano Violante o Rosy Bindi ci fu un contrasto politico tra le forze parlamentari. Oggi il dato grave è che non se ne parla. Non è nel dibattito all’ordine del giorno. I gruppi parlamentari non hanno indicato i nomi dei rappresentanti. È come se si seguissero altre priorità: in questo momento, per il ministro dell’Interno, la sicurezza è un problema legato all’immigrazione, non alle mafie, alla criminalità organizzata, ed il Governo sembra assecondare questa priorità. Per cui passa il messaggio che il problema della sicurezza e dell’ordine pubblico in Italia è rappresentato dagli immigrati. Non è più la mafia il principale problema della sicurezza e dell’ordine pubblico in Italia ma sono gli immigrati. Questo è paradossale. Nell’Italia delle mafie sostenere che la priorità dell’ordine pubblico è legato al fenomeno dell’immigrazione è assurdo.
Ho denunciato questa situazione che non mi pare nasca da un contrasto tra le forze politiche, ma un ritardo dovuto a un totale disinteresse su questo tema.

Come si sgretola nell’immaginario lo stereotipo “immigrazione è delinquenza”?
Ribadendo che in Italia non ci sono allarmi sul pericolo derivante dai migranti e sottolineando che è sempre forte l’allarme sulla penetrazione delle mafie nel tessuto nazionale. Le mafie erano e rimangono un fenomeno italiano.

A suo parere, quando si dovesse formare la nuova Commissione antimafia su quale tematica dovrebbe indagare in particolar modo?
La precedente Commissione ha rilasciato delle ottime relazioni finali (relazione fra mafia e massoneria, ndr) e una traccia per il lavoro successivo. Per primo quindi è necessario insistere sul tema delle mafie al Nord. Il problema è stato affrontato, ma bisogna ancora capirne gli eventuali nessi con l’economia del Settentrione, se una tale facilità di penetrazione delle mafie ha a che fare con qualche elemento strutturale dell’economia del Nord.
Inoltre oggi va studiata l’internazionalizzazione delle mafie e il rapporto con la finanza internazionale. Senza dimenticare il rapporto protezione e mafie: se un tempo c’è stato un rapporto clientele e mafie (fenomeni distinti ma in relazione) oggi credo che ancora di più che nel passato vada analizzato il nesso tra corruzione e mafia perché all’interno dell’Ue l’Italia è il Paese a maggiore presenza mafiosa e contemporaneamente a maggior tasso di corruzione. Se c’è un nesso tra le due cose secondo me sono temi assolutamente da affrontare.

Quali rischi corriamo se prolunghiamo l’attesa della nomina della Commissione?
Le Commissioni antimafia sono sempre state luogo di analisi sui fenomeni mafiosi e anche un termometro sulla situazione delle mafie in Italia che consentiva ai ministeri, al parlamento, alla pubblica opinione di tenere viva l’attenzione e la pressione sugli organi preposti alla sicurezza pubblica con l’obiettivo di affrontare il problema.
Se non si approva in tempi rapidi sono mesi che le mafie guadagnano.

 

(stefania bizzarri, Narcomafie)



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