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Natale in casa Gruppo Abele

31 Dic Natale in casa Gruppo Abele

Natale in Via delle Orfane 15. Che si sarebbe trattato di un Natale speciale per Via delle Orfane 15 lo si era intuito già domenica 2 dicembre 2018, quando è stata riaperta al pubblico la chiesa di Santa Chiara che fa parte della struttura, ormai cohousing del Gruppo Abele. Le rosse stelle di Natale sono arrivate con anticipato ad addobbare la casa, mentre sui social si spargeva la voce tra foto e articoli. Ma finita quella giornata siamo rimasti tutti e tutte a fare i conti con la quotidiana attesa delle feste. Un albero di Natale fatto di libri ci ha visti lavorare ancora insieme per abbellire la casa, e poi sabato 22 dicembre abbiamo aperto le porte a tanti amici e a gente di passaggio per fare festa. Volontari, persone nuove, residenti, riuniti a condividere ben più del panettone e del vin brulè. C’è stato anche spazio per la musica, arpa celtica e una chitarra per cantare in cerchio nel salone. Una ragazza che non conosceva nessuno ha avuto il coraggio di entrare, fermarsi, farci domande: “Ma perché avete scelto di vivere qui insieme?”. Risponderle ha significato ripercorrere il senso di Via delle Orfane 15: essere casa, non solo nei mattoni e nelle stanze, ma essere casa gli uni per gli altri. Casa per chi una casa non ce l’ha, casa per chi ha la famiglia lontana, casa per chi a fatica cerca di ricostruirsi una vita dopo una tempesta. A metà strada tra i moderni cohousing e una comunità di giovani (una cena alla settimana sigilla questo percorso comunitario), la nostra casa vuole essere un trampolino di lancio verso la vita, attraverso la bellezza e anche la fatica della condivisione di ogni giorno. Natale compreso. Per questo, non contenti dei due appuntamenti già raccontati, domenica 23 dicembre abbiamo cucinato e divorato un pranzo di Natale tutto nostro, come in famiglia. Abbiamo scherzato in salotto, ci siamo sfidati a duello tornando bambini con dei palloncini a forma di spade… e poi qualcuno è partito per visitare parenti e amici per qualche giorno. Ma su whatsapp si continua ad aver cura l’uno degli altri, a essere noi. Una coinquilina, la sera del 25 dicembre, scrive nel gruppo della casa: “Buon Natale, famiglia!”. Ecco, è tutto qui. Questo è stato vivere Natale da noi, quel Natale che, come ripete qualcuno, deve ripetersi ogni giorno perché ogni giorno possiamo aprire le nostre porte agli altri, ogni giorno possiamo noi stessi trovare casa nell’altro che ci ascolta. Nel musical di Broadway Dear Evan Hansen si canta così: “Quando non ti senti forte abbastanza da stare in piedi, puoi porgere la tua mano e qualcuno verrà correndo e, lo so, ti prenderanno a casa”. Questo è stato Natale, questo è coabitare insieme. Provare per credere. 

 

Casa Gabriela. Qui in comunità il Natale lo si costruisce insieme. A casa Gabriela siamo tutte diverse: siamo un po’ italiane e un po’ nigeriane, alcune bionde o rosse altre more, le acconciature cambiano ogni tre settimane e ognuna ha un proprio stile, dei propri gusti, dei propri desideri per il futuro, delle tradizioni speciali per festeggiare. A casa Gabriela stiamo tutte insieme e ognuna fa la propria parte. Ognuna porta qualcosa del proprio paesino: un canto, un ballo, un gioco di società, un piatto tipico, una preghiera.
A casa Gabriela il Natale comincia ben prima del 25. L’energia è forte, le operatrici ancor di più perché riescono a far mettere da parte a tutte la donne la nostalgia del loro Paese e a ricreare almeno in parte l’aria di casa. Che dire delle donne? Forze della natura! Già da settimane prima del grande giorno si creano pacchetti regalo per tutti coloro che collaborano al gruppo Abele per sostenere la comunità. Ci sono i mandala colorati a mano con grande pazienza, i barattolini di sale aromatizzato e i pacchettini incartati con cura con cioccolatini e dolciumi  per l’attività di UdS (Unità di Strada). Con le volonotte (volontarie che vivono e  condividono la vita quotidiana di Casa Gabriela) poi, si preparano a mano anche i doni per tutte le operatrici. I laboratori sono divertenti, un momento rilassante abbellito da glitters e stickers natalizi, tutte le donne partecipano. Poi si costruiscono le decorazioni di casa, si ascolta musica natalizia ogni fine settimana e si preparano liste della spesa per cucinare il fried rice, le meat pies, il pesce, lo gnam e tutto quello che per le donne rappresenta il Natale; quest’anno ci sono state anche nuove tradizioni introdotte dai vicini di  casa e dalle volontarie. I sapori aiutano per un momento a tornare a casa.
Le donne preparano insieme ai volontari anche dei canti di Natale, per un augurio di buone feste a tutti coloro che le sostengono al gruppo Abele. Anche  qui le canzoni di Natale sono un po’ in inglese e un po’ in italiano, a noi piace così.
Partecipiamo anche a tutti i mercatini del periodo natalizio, per presentarci al mondo e vendere i piccoli oggetti che facciamo durante l’anno guidate da volontari esperti. Poi a Natale non ci si ferma. Continuano i laboratori e i corsi fino all’inizio delle meritate vacanze.
Che bello il Natale a casa Gabriela: si parla forte, si danza, si canta, si guardano insieme i film di Natale e la mattina di Natale si torna un po’ bambine spacchettando i regali.
Si litiga anche, come si fa nelle famiglie con tanti parenti, ma niente che non possa essere risolto con una fetta di panettone o un abbraccio.
Il Natale è stato per Casa Gabriela anche un’occasione di raccoglimento e preghiera. La Messa ha permesso alle donne di sentirsi vicine alle proprie famiglie geograficamente lontane, e alle operatrici di sentirsi partecipi e di poter accompagnare le donne in questo momento così intimo. Il clima natalizio festoso e caloroso di quest’anno ha consentito alle donne un momento di svago e spensieratezza rispetto alle preoccupazioni ed ai pensieri che hanno in merito al proprio futuro incerto e ai loro permessi di soggiorno, soprattutto considerando il momento storico-politico che stiamo vivendo.

 

 

(stefano per via delle orfane e l’equipe di casa gabriela)

 



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