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Non per contare i gesti, ma per farli contare davvero. Ecco il Bilancio sociale 2020 del Gruppo Abele

03 Ago Non per contare i gesti, ma per farli contare davvero. Ecco il Bilancio sociale 2020 del Gruppo Abele

Ogni anno pubblichiamo il Bilancio sociale. Uno strumento che ci permette di fermarci a riflettere sull’anno trascorso, certi che la cosa importante non sia tanto contare le cose che abbiamo fatto, ma fare in modo che queste possano realmente contare per le persone che vivono momenti di difficoltà e incidere nella società in cui viviamo. Il Bilancio è quindi, da sempre, un modo per pensare e stimolarci a “riprogettare” ciò che non ha funzionato e perseguire quelle strade e quei percorsi che invece si sono rivelati proficui. Nelle pagine del Bilancio sociale 2020, assieme ad alcune curiosità e alcuni dati sul nostro impegno quotidiano al fianco degli ultimi, sono inserite anche testimonianze di volontari e operatori dell’associazione. Lo trovate cliccando il bottone al fondo di questo articolo. Questa di seguito, invece, l’introduzione a firma del nostro presidente, Luigi Ciotti.

 

 

Nel 2020 abbiamo festeggiato 55 anni. E come sempre, festeggiare ha significato rilanciare un impegno oggi più che mai necessario accanto agli ultimi, ai poveri, ai meno tutelati. Piuttosto che spegnere candeline, abbiamo provato a riaccendere speranze.

È stato un anno in salita, a causa della crisi sanitaria e della grave crisi economica e sociale ad essa collegata. La pandemia non ha fatto altro che smascherare e amplificare problemi antichi: le disuguaglianze sempre più marcate, il disinvestimento dalla sanità e dalla scuola pubblica, i diritti erosi dei lavoratori. Chi già faceva fatica, ne ha fatta ancora di più. Chi già scontava un ritardo di qualunque tipo, è rimasto inesorabilmente indietro.

Abbiamo reagito come chi è nato e cresciuto sulla strada sa fare: accettando curve e salite, asperità e inciampi, la fatica di caricarsi le fatiche degli altri, il respiro corto di risorse sempre scarse, ma anche il sorriso che ogni volta si apre dentro nell’incontro con nuovi volti e nuove storie.

Non vogliamo ricordarci il 2020 solo né soprattutto come l’anno del Covid, ma come un periodo di fermento, riflessioni e nuovi progetti. Ad esempio la proposta educativa dedicata ai giovani che vivono isolati dentro le loro stanze, in una sorta di lockdown emotivo iniziato ben prima del lockdown reale. Oppure l’idea di aprire una seconda comunità mamma-bambino, perché non per tutti “casa” è sinonimo di rifugio sicuro, e chi ha bisogno di un luogo alternativo dove progettare il futuro, spesso non può permettersi di aspettare.

C’è poi chi una casa dove restare, nelle settimane peggiori dell’epidemia, proprio non ce l’aveva. Ecco allora il grande sforzo del dormitorio per trasformarsi in un tetto sotto il quale accogliere, 24 ore su 24, i corpi ma anche il bisogno di protezione e affetto di tante donne abituate a vivere la strada. E poi l’impegno degli operatori nell’ascoltare e accompagnare situazioni di disagio più sommerse, dentro contesti apparentemente tranquilli, di famiglie che hanno visto accumularsi tensioni relazionali, preoccupazioni economiche, forme di dipendenza.

Nel rispetto delle regole, abbiamo temporaneamente chiuso le porte di alcuni nostri servizi e strutture, senza però mai chiudere le orecchie e i cuori di fronte alle richieste di aiuto. E senza chiudere gli occhi di fronte a cambiamenti che oggi ci chiedono di essere rielaborati a livello sociale, politico e culturale, per stimolare una trasformazione vera del nostro modo di vivere e di essere comunità.

Continueremo a fare la nostra parte, sempre… dalla stessa parte.

 

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