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“Non possiamo fingere che non sia successo nulla”

26 Nov “Non possiamo fingere che non sia successo nulla”

Isolamento sociale, da un lato, e convivenza forzata dall’altro; scuola a distanza; palestre, cinema e luoghi di svago chiusi: questo lo scenario collettivo vissuto dai giovanissimi a partire dallo scoppio della pandemia da covid 19. Lockdown e misure di contenimento hanno generato disturbi di ansia, sonno, irritabilità, regressione nella salute di bambini e adolescenti, gravando notevolmente su chi si trovava in povertà sociale, economica ed educativa.
Abbiamo chiesto ad Alberto Rossetti, psicoterapeuta e psicoanalista, specializzato nel disagio degli adolescenti, in percorsi alla genitorialità e autore di Tutti a casa. Amici, scuola, famiglia: cosa ci ha insegnato il lockdown (Feltrinelli 2020), di aiutarci a capire come affrontare i principali problemi manifestatisi nelle giovani generazioni in questo ultimo anno e mezzo. Rossetti sonda questo difficile periodo di traumi e paure, facendo parlare direttamente ragazze e ragazzi, sempre al centro dell’attenzione ma poco ascoltati.
Lo psicoterapeuta sarà ospite del Gruppo Abele nel secondo degli appuntamenti per famiglie promosso da Genitori&Figli, che si terrà martedì 30 novembre a Binaria.

Paura di contagiare e contagiarsi, di non poter vedere amici e compagni di scuola, limitazioni della propria autonomia di movimento restrizioni sociali e incertezza del futuro: quali sono state le principali ricadute psicologiche sugli adolescenti?
“In questi mesi, abbiamo assistito a un aumento dei sintomi tipicamente adolescenziali e nel contempo un aumento della dimensione dell’ansia. Per ansia intendiamo ansia da prestazione, ansia sociale, che si riflette nello stare in gruppo, o in classe, nell’affrontare interrogazioni: da un punto di vista sintomatico questo è un aspetto che è molto in aumento. Abbiamo poi casi in cui c’è una maggior fatica a vivere vere e proprie relazioni sociali come uscire di casa e incontrarsi, perché sono sempre più utilizzati modelli che si sono imposti con il lockdown, quindi, piuttosto che incontrarsi, ci si sente, ci si messaggia, si gioca assieme sui videogiochi. Questa è una parte, c’è tutto un’altra parte che invece ha manifestato un’esplosione di “vita” che può essere positiva o negativa. Nel primo caso penso a vissuti di adolescenti in cerca di un equilibrio sano, verso l’esterno, nelle differenti relazioni. Nel secondo penso a comportamenti esagerati, al bere in maniera eccessiva, a episodi di aggressività come “scontri tra bande” a cui abbiamo assistito recentemente.
Va posta anche molto l’attenzione sulla povertà che è esplosa se no rischiamo di lasciare indietro tante persone. Convivenze forzate, case piccole, dispositivi da condividere tra più familiari sono un impatto soprattutto per la vita scolastica di un adolescente che è centrale. Ora che si sta ripartendo, chi ha un orizzonte economico più ampio riesce a farlo; gli altri arrancano. Non si può pensare che questo periodo non abbia avuto un peso e il peso ce l’ha avuto soprattutto in chi fa più fatica questa è la cosa di cui bisogna rendersi conto. Chi ha fatto fatica durante la dad, oggi ha bisogno di aiuto e non andrebbe colpito ma andrebbe aiutato e sostenuto”.

Cosa possono fare gli adulti, genitori in primis, per mitigare questa instabilità, questa fase di forte squilibrio?
Bisogna accompagnare le situazioni di maggiore difficoltà che si possono manifestare nei due modi che abbiamo detto poc’anzi. Far capire che c’è bisogno di tempo per recuperare e ripartire. Gli adulti e gli insegnanti principalmente devono capire che c’è bisogno di tempo per “recuperare”. Ci vuole pazienza, calma, non sottovalutare i sintomi che gli adolescenti mostrano perché potrebbero essere sintomi di ansia e quindi dovrebbero essere accolti (ci sono gli sportelli degli psicologi a scuola, oramai presenti in tante scuole). Può essere utile parlare con l’allenatore, il professore, l’educatore… Non avere paura di parlare delle manifestazioni di difficoltà che i ragazzi stanno dimostrando in questo periodo.

Nel suo libro parla di rielaborazione del dopo lockdown? Come si può lavorare su questo concetto, che per alcuni è una vera e propria ferita?
Penso che, dal punto di vista scolastico, sia importante per rielaborare riprendere in mano ciò che è stato; non aver paura di parlarne, poter dare spazio ai ragazzi di raccontare le proprie storie e le proprie fatiche, soprattutto se l’adulto di riferimento nota che l’adolescente è rimasto fermo lì. È importante parlare anche per capire quali risorse sono state tirate fuori o meno in questo anno e mezzo. Oggi, quando incontro un giovane paziente chiedo sempre come è stato vissuto il periodo del lockdown, perché è stato un periodo molto significativo. Rielaborarlo significa rimetterci le mani per poter trarne qualche cosa. Chi frequentava seconda media, di fatto si è trovato alle superiori senza aver frequentato gli ultimi due anni… È impensabile far finta che non sia successo nulla.

 

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(stefania bizzarri)



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