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Period poverty, il volto nascosto della povertà

04 Feb Period poverty, il volto nascosto della povertà

Scritto in lettere piuttosto che in cifre, il dato fa ancora più impressione: due milioni quattrocentosettantaduemila (2.472.000). Sono, secondo dati dell’Istituto di Statistica, le donne che vivono in povertà assoluta in Italia. Un numero che fa paura e che non accenna a diminuire. Un numero che, figlio anche di distorte politiche di intervento sociale, di anno in anno si rafforza con l’estensione della povertà anche a fasce tradizionalmente considerate al riparo. Un numero che, nella lingua fredda e incontrovertibile della matematica, racconta storie trasversali (al di là della provenienza, della nascita e di ogni credo) di privazione, di precarietà abitativa, di equilibrio fragilissimo a livello familiare. 

Povertà fa spesso rima stonata con scelta, parlando di quelle situazioni quotidiane in cui c’è da sempre da barcamenarsi tra il necessario e il rinviabile, tra il bene familiare e quello personale. Situazioni in cui diventano beni di lusso tutti quelli da cui non dipenda la stretta sopravvivenza quotidiana. Beni di lusso come gli assorbenti, tra i primi a cui le donne in condizioni di povertà assoluta scelgono di rinunciare, che non a caso in Italia finiscono derubricati alla voce “superflui” e tassati al 22 per cento.

Grazie a Pureeros, azienda che si occupa di benessere femminile, è nato da qualche mese il progetto Period Poverty, una raccolta fondi che permetterà a un centinaio di donne nelle strutture del Gruppo Abele o con cui lavorano da tempo, di avere accesso ad assorbenti e detergenti intimi. Nelle prossime settimane saranno distribuite trecento confezioni di assorbenti e cento di salviette intime. Abbiamo chiesto di più a Virginia Cerrone, co-fondatrice di Pureeros

Che significa period poverty?
Period poverty è un concetto inglese che in italiano potremmo tradurre con povertà mestruale. In effetti, però, non c’è nella nostra lingua un vero corrispettivo che renda in modo altrettanto originale, forte ed esemplificativo. Questo già basterebbe a dirla lunga su come per troppo tempo si sia lasciato correre il tema senza mai porsi il problema. Passa sotto silenzio, ma non è insignificante che in Italia vivano 2 milioni e mezzo di donne povere che, verosimilmente, sono quelle che vivono anche il period poverty. Un aspetto sociale dimenticato, risultante anche dal fatto che in Italia il ciclo mestruale venga vissuto socialmente come una sorta di inspiegabile tabù. Ma il ciclo mestruale non è una scelta. Per questo i prodotti per il ciclo dovrebbero essere tra quelli di prima necessità. E invece così non è”.

E com’è invece?
“Che in Italia gli assorbenti vengono tassati come beni di lusso, al 22 per cento. Salvo quelli compostabili per cui dall’anno scorso si è applicato il 5 per cento, peccato che siano i più cari e statisticamente i meno utilizzati: se da un lato capisco il voler promuovere una scelta più ecologica, bisognerebbe aver considerato che invece questo passo non fa che aumentare il divario tra chi è privilegiata e chi no. Per capire il paradosso, basti pensare che la tassazione sui tartufi è al 5 per cento. In Europa il dibattito è aperto, risale infatti a diversi anni fa l’iniziativa europea che invita gli stati membri ad abbassare a un massimo del 5 per cento la tassazione sugli assorbenti, con la Scozia che distribuisce gratuitamente gli assorbenti a chi ne ha bisogno o l’Inghilterra che ha quest’anno abolito l’iva su questi prodotti. 
Ma la questione è ben più che numerica. Non si tratta di fare una conta. Piuttosto è il segno di un’evidente sperequazione che si riversa evidentemente su tutte le donne e con ancora maggior forza su quelle più povere che, messe di fronte alla scelta tra il piatto a tavola per i figli e il pacco di assorbenti per se stesse (o per le figlie adolescenti) non si pongono nemmeno il problema: scelgono il primo. Moltissime ragazzine hanno saltato almeno una volta giorni di scuola per questo motivo; in UK per dare qualche numero 1 adolescente su 10 è in period poverty, non penso che l’Italia differisca molto.”

Che cosa avete quindi deciso di fare col vostro progetto, come si è svolto?
“Da ottobre a dicembre 2020, per acquisti online sul nostro sito o anche con donazione libera, abbiamo raccolto fondi da destinare all’acquisto di assorbenti che saranno donati, tramite associazioni come il Gruppo Abele o enti che si occupano del tema, alle persone in condizione di povertà mestruale. Per ogni prodotto contrassegnato dall’apposito bollino indicante il progetto, abbiamo donato un corrispettivo da 50 centesimi a 3 euro. Il tutto senza maggiorazione dei prezzi, ma scegliendo di rinunciare noi a una parte dei nostri ricavi per spingere invece il tema. Perché la battaglia resta innanzitutto una battaglia di rivoluzione culturale”.

 

(piero ferrante)



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