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Ramadan Said, Felice Ramadan. L’11 maggio al Gruppo Abele la cena di rottura del digiuno

07 Mag Ramadan Said, Felice Ramadan. L’11 maggio al Gruppo Abele la cena di rottura del digiuno

Il 3 maggio scorso, un incontro di preparazione e di confronto. La sera dell’11, esattamente come già lo scorso anno, alla Fabbrica delle “e” torna l’Iftar, ovvero la cena di rottura del digiuno. Sono i due momenti promossi dal progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele, in collaborazione con il Coreis, che riunisce i musulmani torinesi, le Associazione Fratellanza Italia-Marocco, l’Afaq e le parrocchie di San Bernardino, Santa maria Goretti e Gesù Buon Pastore, per il Ramadan, periodo sacro per l’Islam.

“Per raccontare l’inizio di questo Ramadan (cominciato il 6 maggio), potremmo provare ad andare indietro, molto indietro nel tempo. Fino a ottocento anni fa, al  1219. A Damietta, non lontano dal Cairo, s’incontrano San Francesco d’Assisi e il sultano d’Egitto Malik al-Kamil Muhammad bin Ayyub. Uno dei massimi esponenti della cristianità occidentale e una delle entità politiche più influenti del Medio Oriente, a colloquio mentre intorno infuriava la quinta crociata e proprio Damietta era cinta d’assedio dalle truppe papali”, racconta Lucia Bianco, coordinatrice di Genitori&Figli.

Che continua: “Al di là dei fini dell’incontro, dei risultati, delle motivazioni (di certo missionarie e di evangelizzazione) che avevano spinto il frate di Assisi a imbarcarsi da Ancona in direzione Terrasanta, è questa l’immagine che vogliamo recuperare quest’anno: la potenza composta del dialogo interreligioso contro la furia sanguinosa delle spade. Ed è nel nome di questa ostinazione che non rinuncia alle diversità ma che anzi le arricchisce di senso nel riconoscimento reciproco che abbiamo scelto di iniziare questo periodo di Ramadan con un incontro tra musulmani e cristiani, tra parrocchie, moschee e gruppi musulmani del territorio di Torino. Per ragionare di ciò che ci divide e stringerci attorno a quel che ci accomuna. Per dar vita a un dialogo che va letto come voglia di comprendere e ascoltarci l’uno con l’altro, senza pregiudizi e andando al di là delle paure e delle inquietudini che oggi i media insinuano con un certo cinismo”.

D’altra parte, lo sforzo di trovare una strada comune è stato già reso evidente nel documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato da Papa Francesco e dall’Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb: “La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Quindi il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo”.

“Ed è per questo, che è un po’ la sintesi di quello che abbiamo espresso a nostra volta, che ci sembra di poter dire senza correre il rischio di essere smentiti che incontro e dialogo devono uscire dal terreno delle misure di eccezionalità per diventare finalmente pratica diffusa, addirittura consueta, di riflessione e azione – la chiosa di Lucia Bianco – Il 3 maggio abbiamo iniziato questo percorso. Lo continueremo, in forma di festa, l’11 maggio con l’Iftar, la rottura del digiuno. Per mettere in pratica, otto secoli dopo, tutto quanto l’incontro tra San Francesco e il Sultano ci può insegnare”.

 

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