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NotizieRiace. Il borgo calabrese della "normalità dell'utopia" tra festa e protesta

Abbiamo intervistato il sindaco Domenico Lucano, uno dei 50 personaggi dell'anno 2016 per la rivista Fortune, a pochi giorni dal "Riace in Festival"

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Era la fine degli anni Novanta quando iniziò con Città Futura, l'esperimento (oggi modello) Riace. Una modalità di accoglienza che ha ridato vita a un borgo di 1500 persone, tra cui 500 migranti di 20 nazionalità diverse. Da allora sono stati scritti diversi libri per raccontare quest'esperienza straordinaria. Chiara Sasso nel 2014 ha scritto per le Edizioni Gruppo Abele Riace. Terra di accoglienza. L'ultimo in ordine di tempo è un omaggio della giornalista Tiziana Barillà a Mimì Capatosta, sindaco della cittadina della Locride dal 2004 e oggi al suo terzo mandato. Abbiamo intervistato proprio il sindaco Domenico (Mimì) Lucano, uno dei 50 personaggi dell'anno 2016 per la rinomata rivista Fortune, a pochi giorni dall'avvio di Riace in Festival. Insieme al festival, che si è concluso il 5 agosto, è partita anche una protesta di Recosol (rete comuni solidali) contro chi ostacola l'accoglienza.
Il progetto è infatti in difficoltà e non può più andare avanti a causa dei fondi bloccati da due anni senza una motivazione per il progetto Cas in capo alla prefettura di Reggio.
Gli avvocati dell'Asgi presenti durante il festival hanno approfondito le criticità e inviato una lunga relazione al Ministero - allo stesso modo c'è stato un incontro con la Prefettura - ma in attesa di risposte e tempi burocratici la situazione è così critica che il sindaco Lucano ha finalmente accettato che si lanciasse una raccolta fondi popolare: in 3 giorni sono stati raccolti 20.140,00 euro. E la raccolta continua.

Sta per partire il Riace in Festival, giunto alla sua settima edizione. Qual è lo scopo di questo festival culturale e politico? Quali sono le novità di questa edizione?
L'obiettivo è lo stesso che sta dietro a tutto il modello Riace. Costruire reti di relazioni internazionali pulite e virtuose che colleghino questo piccolo borgo della periferia d'Italia al resto del mondo, facendolo brillare per un'esperienza di solidarietà e accoglienza semplice e riproducibile.
Dell'edizione 2018 voglio sottolineare la presenza di due città europee attraverso la partecipazione al festival dei loro primi cittadini: Napoli e Barcellona. La risposta positiva al nostro invito è per Riace molto gratificante. Ci dà la possibilità di mostrare a livello internazionale una Locride sana e innovativa, che ha costruito qualcosa di concreto e vitale.

Il modello Riace (e lei stesso) ha ottenuto una visibilità mondiale, dopo anni di silenziosa crescita, nel 2009, con le dichiarazioni del regista Wim Wenders, che in quell'anno girò un documentario su Riace e Badolato e che dichiarò di aver scoperto nella sua città "la vera civiltà e quale potrebbe essere il nostro futuro". A che punto è oggi la realizzazione della vostra "normale utopia"?
L'esperienza di accoglienza e sviluppo locale in atto a Riace prese avvio nel 1998, a seguito di uno sbarco di migranti sulle nostre coste. Allora non esistevano progetti su scala nazionale dedicati all'accoglienza di rifugiati in fuga dalle guerre e dall'instabilità del continente africano. Ma un borgo come il nostro, che si stava spopolando perché i suoi abitanti andavano a cercare lavoro e opportunità altrove, non poteva che scegliere di attivarsi mettendo in campo la propria umanità per aiutare queste persone. Negli anni, alla soddisfazione per l'arricchimento culturale che questa apertura ha significato per la cittadina, abbiamo capito che l'accoglienza di migranti, l'apertura di botteghe artigianali ed etniche e l'offerta di un turismo alternativo e solidale stavano ridando vita alla nostra comunità: era iniziata la rigenerazione sociale di Riace.
Dal 2000 in avanti abbiamo aderito a progetti ministeriali e al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Riace è diventata famosa a livello internazionale per un modello semplice, utopistico e funzionante.
Oggi siamo in una fase che chiamo di decadenza. Quella iniziata dal 2016 in avanti, che non si è ancora conclusa. La fase dell'attacco e dell'aggressività, in cui si è cercato in ogni modo di screditare il valore di questa esperienza, così come si sta facendo per tutto quanto ruota intorno all'accoglienza dei migranti nel nostro Paese. Ma noi non ci arrendiamo, e anche oggi, giorno di apertura del nostro Festival, non ci dimentichiamo di unire proposta e protesta, contro chi vuole mettere i bastoni tra le ruote a questa esperienza. I periodi neri vanno e vengono. Come le nuvole, diceva De André.

Cosa ne pensano i suoi concittadini di questo clamore mediatico e come vive la quotidianità una cittadina multiculturale?
La popolazione di Riace vive, come il resto d'Italia, un momento storico e culturale di preoccupazione, in cui è stato definito che il nemico comune è l'immigrato. Io credo che la fortuna di chi abita a Riace sia quella di aver potuto, negli anni, toccare con mano quel che vuol dire integrazione e che non tutto quello che ci vogliono far credere è vero, perché la realtà è qui, da vent'anni, sotto gli occhi di tutti. A Riace, il ripopolamento ha portato anche nuova occupazione e nuovi servizi ai cittadini. Invertendo il processo di svuotamento che procedeva da decenni. Accanto alle opere pubbliche che sono necessarie per la crescita di un Comune, ci sono anche opere "umane" altrettanto importanti che vanno fatte. Dare rifugio a chi fugge dalla guerra è una di queste, per me la più importante se vogliamo restare esseri umani. Credo che una parte di miei concittadini sia concorde con me nel constatare come questo progetto di accoglienza abbia contribuito ad una rinascita, etica e anche pratica, della nostra città.

Oggi il clima sociale di odio e pregiudizio alimentato da bufale mediatiche sembra prevalere su qualsiasi possibilità di dialogo e confronto. Chi crede che siano i principali colpevoli di questo abbrutimento? E c'è qualche possibilità di riabilitazione per valori come la solidarietà e l'accoglienza?
Siamo nel mezzo di uno dei tanti "corsi e ricorsi" della storia. In una chiara fase di decadenza. Ciclicamente questo accade nella storia dell'uomo. Abbiamo avuto Oscurantismo e Rinascimento. Sicuramente la spinta neoliberista al consumismo estremo ha distolto le persone dai valori più importanti. Questo abbrutimento lo denunciava già molti anni fa un grande intellettuale come Pier Paolo Pasolini. A mio parere siamo all'epilogo di quanto lui annunciava. A noi sta il compito di continuare a navigare controcorrente, in modo da essere artefici di un nuovo "Rinascimento etico".

Sul tema immigrazione, l'attuale Governo sembra cavalcare l'odio e le paure degli Italiani anziché progettare piani di convivenza possibile. Ma già in precedenza, proprio da un Ministro di centro sinistra è arrivata la peggiore e amaramente efficace battuta d'arresto all'immigrazione via mare. E anche il modello Riace non ha ricevuto sconti da burocrazia e Prefettura. A nessuno interessa la solidarietà internazionale?
Come ho detto questo è l'epilogo. E quindi l'interesse generale non è orientato verso questi valori. Decenni di dittatura mediatica e di persuasione al consumismo ci hanno portato fin qui. A chiudere i porti, massimo simbolo di libertà e speranza, anche a scapito della pelle altrui. Non si tratta di scelte sbagliate messe in atto dai programmi politici di questa o di quella parte. La politica è lo specchio del mondo in cui viviamo.

(manuela battista)

In questo articolo Cultura e formazione, Immigrazione

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