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Salire oggi su un treno per Auschwitz

25 Gen Salire oggi su un treno per Auschwitz

Ho sentito molte volte la gente dire che i viaggi ti cambiano, ma io non ci ho mai creduto davvero.
Quest’ anno però ho fatto un viaggio, un viaggio diverso.
Un viaggio lunghissimo e insonne, preceduto da tanti incontri, parole, video e pensieri su carta.
Cose che la vecchia Giada non capiva, spesso non apprezzava, non interiorizzava… e a volte si annoiava.
Ma poi è partita. Ha conosciuto persone nuove, ha riso tanto e si è divertita, all’inizio, proprio come in qualsiasi altro viaggio che avesse già fatto.
Poi, si è ritrovata davanti un pigiama rigato, davanti a problemi più grandi di lei, dentro un gelo pungente, dolorante e a stomaco vuoto. Ha ascoltato storie di altri…
È così che mi sono dovuta ricredere: non tutti, certo, ma i viaggi ci cambiano.
I viaggi ti cambiano quando ti lasciano dentro nuove e vecchie storie, nuove persone e nuovi luoghi.
Io oggi sono tutte queste cose.
Giada, Torino 2019
(da Chiedimi dove andiamo, Elena Bissaca, Manni editore, 2022)

 

Andare ad Auschwitz è diventata ormai un’esperienza comune a moltissimi giovani.
I viaggi di memoria sono spesso criticati duramente, tacciati di essere colpevoli di aver creato un turismo di massa, incapaci di costruire conoscenza ma volti a suscitare forti quanto passeggere emozioni. Per questo credo sia importante raccontare i treni della memoria che da circa quindici anni partono dall’Italia, perché le immagini di centinaia di ragazze e ragazzi che entrano nel “luogo del male” non sono capaci di dirci nulla delle loro scelte, delle emozioni, delle riflessioni, né del percorso che li ha condotti davanti all’ingresso di Auschwitz.
Per questo ho raccolto questa esperienza in un libro.
Chiedimi dove andiamo è un libro che nasce dopo tanti anni di studio, di ricerca e soprattutto di viaggi che ho condiviso, grazie all’Associazione Deina, con migliaia di ragazze e ragazzi tra i 18 e i 25 anni; a ogni partenza e a ogni ritorno diventava per me sempre più importante pormi alcune domande: perché questi giovani partono per Auschwitz? Cosa cercano lì? Cosa trovano? E poi, come ritornano a casa? Per rispondere a tutte queste domande sono partita dalle loro parole scritte – una è quella riportata qui in apertura – dai loro diari, dalle conversazioni che abbiamo avuto insieme e quelle che ho registrato, dai confronti con tante e tanti altri che, come me, accompagnano viaggi di memoria.
Ne è emerso come i treni della memoria siano progetti che, trasmettendo memoria pubblica, attivano un processo di apprendimento e di crescita dei partecipanti. Salire su un treno significa anche attivare un processo di messa in discussione dei valori, operare un’indagine interiore, ri-conoscere se stessi alla luce di un’esperienza emotiva. Scegliere di attraversare il male, fare esercizio di empatia, confrontarsi con una collettività di coetanei: andare a vedere Auschwitz può diventare un’esperienza politica di elaborazione del presente e di confronto con la contemporaneità per le giovani generazioni. I treni producono una memoria esemplare, capace di essere principio di azione per il presente, grazie alla quale operare una lettura critica dell’attualità, saper interpretare le situazioni, assumere un posizionamento. Queste esperienze contribuiscono a costruire una memoria capace di dare senso e significato al presente e di progettare il futuro.

 

(elena bissaca)



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