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Scuola Common 2018: un percorso lungo tre anni

19 Lug Scuola Common 2018: un percorso lungo tre anni

Si è conclusa il 14 luglio la quattro giorni che, presso la Certosa 1515 di Avigliana, ha visto riunite tutte le cosiddette comunità monitoranti contro la corruzione d’Italia che afferiscono a Libera. Scuola Common 2018, oltre che da Libera stessa, è promossa dal Gruppo Abele e dal Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione di Pisa.

È dal 2016, con la prima scuola di cittadinanza monitorante, che si è provato a mettere attorno allo stesso tavolo tutte le realtà, le persone, le istituzioni che a diverso titolo vanno interrogandosi circa il tema del monitoraggio civico, per provare a delineare un obiettivo da condividere, un modo comune di ragionare e agire, una strategia che desse risposta a quel dispositivo normativo, la Legge 190 del 2012, che per la prima volta ha esteso la responsabilità del controllo dal basso anche a noi cittadini, ai fini di prevenire malaffare, mancanza d’integrità, opacità.
Fin dal primo anno, l’aver anteposto il focus sulla società civile (la cittadinanza appunto) più che sullo strumento (il monitoraggio) voleva tracciare il modo, di Gruppo Abele e Libera, di stare sui temi.
Modo che è andato meglio definendosi l’anno successivo, nel 2017, quando la Scuola, al suo secondo anno, ha assunto il nome attuale di Common, in quanto legata a un progetto (Common appunto) che è anzitutto acronimo di Comunità monitoranti, ma anche contemporaneamente sinonimo di beni collettivi e di azione delle persone comuni. E non è un caso che guardare ai temi dell’anticorruzione dalla prospettiva di Gruppo Abele e Libera significa mettere al centro il bene comune e il “noi”. Più dei dati aperti, più degli strumenti di monitoraggio, più del diritto di sapere c’è il perché sapere, il perché utilizzare i dati pubblici, il perché dover fare la propria parte contro la corruzione, insieme: domande chiave per ogni comunità monitorante.

L’obiettivo di Scuola Common 2017, che ha visto la presenza di oltre 120 persone, è stato dunque l’acquisizione di un metodo di monitoraggio civico, la bussola Common, sintetizzata nel vademecum Anticorruzione pop, pubblicato nel giugno di quell’anno da Edizioni Gruppo Abele, a firma di Alberto Vannucci e Leonardo Ferrante. Metodo che è stato tarato, nel corso della scuola, sul tema dei beni confiscati (assieme al settore competente di Libera e l’associazione Ondata) e su quello della salute/ambiente (con Illuminiamo la Salute e l’associazione Cittadini reattivi).

Ancora diverso il fine della Scuola Common 2018: formare gli attivatori di comunità monitoranti, ossia quelle figure in grado di portare Common sui territori padroneggiando cinque abilità, tutte oggetto dei seminari che dall’11 al 14 luglio si sono susseguiti. Saper orientarsi con la Bussola Common; saper decifrare il contesto con gli occhiali del cittadino monitorante; saper generare e manutenere comunità monitoranti; saper progettare e valutare il proprio impatto; saper raccontar(si) e farsi raccontare. La scuola ha visto la partecipazione di 70 persone tra leader di comunità e allievi del Master APC, e al contempo la presenza di relatori tra accademici qualificati, whistleblower, esperti e formatori di Libera e del Gruppo Abele.

Nel mezzo, ossia tra una scuola e l’altra, c’è la forte presenza di Common sui territori, da Nord a Sud: si lavora per accompagnare quegli stessi presidi, coordinamenti, iniziative che poi si ritrovano alla scuola nazionale per condividere esperienze, saperi, soprattutto per darsi coraggio a vicenda, dato il compito non certo facile che ci si è assunti.
Perché Scuola Common più di tutto resta un “noi”: quello di chi vuole reagire sapendo come fare, dal basso e come persone comuni che si mettono insieme, alle logiche corrutive, opache,  clientelari: il vero problema di questo Paese.

 

(leonardo ferrante, Gruppo Abele e Libera)



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