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Semi di speranza “Oltre il mare”

31 Mar Semi di speranza “Oltre il mare”

La comunità del Filo d’erba di Rivalta ha un grande cortile, da un lato l’orto e le galline, dall’altro le case e il budello, un lungo salone di solito utilizzato per le cene e i momenti di incontro. Il giardino è il cuore della comunità. E lo era anche il budello, finché si è potuto usare. Da febbraio dello scorso anno è chiuso: niente più feste o riunioni.
È accaduto poco dopo l’arrivo della famiglia di Moein e Kadija, sbarcati a Fiumicino il 31 gennaio del 2020, con un volo diretto da Beirut. Hanno preso posto nell’alloggio da poco liberato da Ali e Kaldie Abdallah, la famiglia siriana che li aveva preceduti. Tutti provenienti dai campi profughi nel nord del Libano dove operano i volontari di Operazione Colomba. È grazie a loro e all’associazione Accomazzi se la comunità si è aperta a queste accoglienze e alla condivisione di “Oltre il mare”, progetto che rientra nei Corridoi Umanitari, che proprio in questi giorni compiono tre anni di vita.

Guardando all’esperienza dei volontari di Accomazzi e all’accoglienza della famiglia Abdallah, a fine 2019, l’associazione Filo d’Erba ha deciso di lanciare sul territorio rivaltese la proposta di un percorso di accoglienza per un secondo nucleo. Hanno risposto più di 70 singoli e famiglie, che hanno scelto di sostenere economicamente (ma non solo) per due anni la famiglia Suleiman: mamma, papà, cinque figli e il loro zio. Un progetto complesso, con l’obiettivo non semplice di accompagnare a una vita autonoma la famiglia. Una sfida resa ancora più complicata dal periodo storico che stiamo vivendo e da una pandemia che mette alla prova la quotidianità di tutti.
Così la famiglia Suleiman arriva a Rivalta, dopo un lungo percorso che da Deir al Fardis, un piccolo paese vicino a Homs in Siria, li ha portati, in fuga dalla guerra, prima in Libano e poi in Italia, alla ricerca di una nuova speranza soprattutto per la piccola Manar, che ha bisogno di cure sanitarie importanti. Arrivano con le loro fatiche e fragilità, ma anche col desiderio di ricostruire un futuro, che fino a qualche mese fa non prevedeva orizzonti sereni.

I tanti volontari che, insieme ai residenti in comunità, sono coinvolti nel progetto “Oltre il mare” accompagnano quotidianamente la famiglia: nell’apprendimento dell’italiano come nel disbrigo delle pratiche burocratiche, o anche solo per condividere un pomeriggio sorseggiando mate sotto il ciliegio.
La famiglia Suleiman ha trovato casa in una comunità allargata che li ha attesi, accolti e accompagnati. Una comunità allargata che dalla conoscenza ha acquisito consapevolezza che a sua volta ha portato a una corresponsabilità. Qui sta la straordinarietà del progetto, nella sua quotidianità e normalità: vita che accoglie vita, come ci ha ricordato recentemente Luigi Ciotti. E da questa vita accolta, da questi semi sparsi al vento, una nuova speranza che germoglia in chi accoglie e chi è accolto.

 

(carlo cassinis, comunità famiglie Il Filo d’erba)



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