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Servizio civile, crescere accanto a chi ha più bisogno

20 Gen Servizio civile, crescere accanto a chi ha più bisogno

Il 2021 preannuncia giorni ardui e laboriosi: la situazione generale del Paese, più del solito, richiede impegno. A tutti, comprese le nuove generazioni. Il Servizio civile è un’esperienza di cittadinanza attiva per giovani tra i 18 e i 28 anni. Una proposta che enti e associazioni con progetti in ambito culturale, ambientale, sociale e educativo, formulano verso ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro con la consapevolezza di voler dedicare un anno di energie, capacità e tempo ai più fragili. Oltre che a se stessi. Il nuovo bando è appena stato pubblicato e la scadenza per le candidature è fissata al 15 febbraio 2021.

Il Gruppo Abele è ente partner del Comune di Torino e propone 4 progetti di Servizio civile per la selezione di 16 volontari/e. Da quando è nato il Servizio civile il Gruppo Abele stimola e affianca ragazzi che decidono di mettersi a servizio degli ultimi. Come successo lungo tutto il 2020, anche in piena pandemia. Mentre al lockdown generale facevano eccezione coloro che si muovevano per “ragioni di lavoro o di salute”, i nostri giovani volontari civilisti hanno continuato a prestare i loro sforzi a quella parte di comunità che ancora più di prima era esposta alle diseguaglianze e alle necessità primarie.

“La prima impressione che abbiamo avuto entrando in quello spazio condiviso – raccontano Martine e Chiara, civiliste impegnate quest’anno con il Gruppo Abele nella Drop House, struttura diurna per donne con problemi socio-economici – è che si tratti di un luogo che non si risparmia. Si viene accolti in un cerchio che può diventare sempre più grande, a cui vengono aggiunte continuamente sedie. Il Servizio civile in questo senso, talvolta, vuol dire trovarsi inaspettatamente all’interno del gioco delle sedie, in cui un po’ devi correre per trovare il tuo posto”.

È un’esperienza per scoprire se stessi dentro le relazioni, come racconta Caterina, volontaria civilista di Cascina Tario, la casa alloggio del Gruppo Abele per persone sieropositive o malate di Aids, oltre che un SIPROIMI, che ospita titolari di protezione internazionale con problemi sanitari: “Mi sono messa in gioco nelle relazioni, con l’équipe e con gli ospiti, sperimentando me stessa nella vita di comunità, accogliendo problematiche personali e storie di vita. In questa esperienza l’équipe ha giocato un ruolo importante: sono stata affiancata quando era il momento di imparare e sono stata lasciata libera di camminare da sola quando era il momento di sperimentare. Sapendo sempre di avere un canale aperto e diretto con le responsabili del Progetto per qualsiasi mio dubbio operativo o stato emotivo complesso”.

“Abbiamo iniziato un viaggio per conoscere i nostri limiti – spiegano ancora Martine e Chiara – L’impressione è che le attività in cui abbiamo prestato il nostro servizio siano luoghi al margine che però hanno un loro pieno, dai confini mai definitivi che ti obbligano a trovare i tuoi e che ti fanno percepire che un orizzonte infine esiste, soprattutto, per la curiosità di cosa ci sta dietro. Servire ti porta al di là di quell’orizzonte, ti fa scoprire zone di esistenza che ignoravi”.

Insomma, il Servizio civile è il tratto di un percorso che porta a crescere, imparando anche da chi ha più bisogno di aiuto.



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