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Torino Solidale: il Gruppo Abele distribuirà 500 pacchi alimentari entro Natale

17 Dic Torino Solidale: il Gruppo Abele distribuirà 500 pacchi alimentari entro Natale

 

Quando, ad aprile scorso, Paola (una delle operatrici del Gruppo Abele) ha incontrato Maryem, Maryem non metteva piede fuori casa da febbraio: era una donna spaventata dalla malattia e la paura l’aveva tramutata in una reclusa volontaria. Maryem temeva le ripercussioni del coronavirus e l’assalto di questa malattia invisibile pronta ad aggredirla senza preavviso. Per lei il solo riparo erano le poche stanze di casa. L’incontro con Paola è avvenuto grazie alla distribuzione di aiuti alimentari che il Gruppo Abele ha messo in piedi nella prima fase della pandemia. Con i giorni e con qualche fatica, sentendosi anche di nuovo sostenuta dal mondo, Maryem ha cominciato ad acquistare certezze e ad aprile Paola l’ha convinta ad affacciarsi sulla strada, percorrendo pochi passi sul marciapiede.

Di storie come quelle di Maryem, il Gruppo ne ha incrociate molte nella prima parte della pandemia quando, con le strade vuote e le città deserte, operatrici e operatori  hanno bussato alle porte delle famiglie indigenti, tutte straniere, in condizione di povertà assoluta, per provare a dare una prima risposta ai bisogni essenziali messi in discussione. Oggi, diversi mesi dopo, con un mondo che ancora non ha ancora riassorbito i lividi, questo impegno continua all’interno di Torino Solidale: la rete di sostegno per le famiglie in disagio economico coordinata dal Comune di Torino e che mette insieme diverse realtà associative già mobilitate per l’emergenza (come Case del Quartiere, Arci, Sermig). Fino a Natale saranno smistati oltre 500 pacchi.

Dal 3 dicembre, infatti, la sede del Gruppo in corso Trapani 91/b è uno dei punti di snodo e di distribuzione di Torino Solidale. “Abbiamo fin dall’inizio del Covid risposto ai bisogni di molte delle famiglie che frequentano abitualmente le nostre attività – racconta Lucia Bianco, responsabile del progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele che si occupa della distribuzione – Non voleva allora e non vuole ora essere assistenzialismo, ma piuttosto una vicinanza reale, materiale oltre che emotiva, a nuclei che vivevano e vivono l’emergenza Covid come una reclusione, in case piccole, in preda all’incertezza e alle paure. Perché quando vivi con poco, di lavori occasionali e sei sempre in equilibrio precario, basta un niente per finire nel baratro della povertà assoluta: figuriamoci una pandemia”.

Sono storie di disperazione ma anche di speranza, quelle incontrate in questi mesi, storie di adulti ma soprattutto di bambini con esigui spazi vitali a disposizione e pochissimo o nessun accesso alla didattica a distanza. Nei pacchi di sostegno distribuiti nel primo lockdown c’erano anche giochi, materiale di cancelleria e qualche libro. “Ci siamo accorti subito – continua Bianco – che la pandemia, ben lontano dal farci tutti uguali, stava facendo esplodere le differenze sociali e che se per alcune fasce più garantite dal punto di vista economico il restare a casa rappresentava davvero una protezione, per altre diventava una sorta di condanna. Sui bambini questo era ancora più chiaro, perché abbiamo avuto modo di constatare che il percorso educativo per molti s’è interrotto dal giorno stesso della chiusura delle scuole, con tutte le conseguenze in termini di integrazione che questo comporta”.

 

Cosa abbiamo fatto nella prima fase della pandemia

 Per Natale 2020 sostieni i progetti del Gruppo Abele a contrasto della povertà

 

(piero ferrante)



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