About Us

Transizione antiecologica e progetto ecopacifista

20 Set Transizione antiecologica e progetto ecopacifista

Di rivoluzione verde s’è parlato a proposito della transizione ecologica affidata a Roberto Cingolani, già responsabile Tecnologie e Innovazione della Leonardo Aerospace. Peccato che dalle proposte del neoministro non emerga alcuna transizione verso un modello di sviluppo ecosostenibile. Dietro la vernice del greenwashing – hanno obiettato ambientalisti e pacifisti – ciò che affiora della visione di Cingolani non è affatto rassicurante.
Eppure il legame fra le istanze di disarmo, smilitarizzazione e trasformazione nonviolenta dei conflitti e quelle di conversione ecologica, salvaguardia dell’ambiente e sviluppo alternativo sarebbero più che mai evidenti in una fase politica caratterizzata dalla emergenza sanitaria e dall’unanimismo governista, che sta azzerando le opposizioni col comodo pretesto della salvezza nazionale, iconicamente rappresentata dal provvidenziale PNRR.

In tale allarmante quadro generale, una storica realtà nonviolenta come il Movimento Internazionale della Riconciliazione ha lanciato il suo progetto ecopacifista, diffondendo il libro La colomba e il ramoscello. Un contributo di riflessione e proposte per stimolare il dibattito sulla prospettiva ecopacifista. Come sottolineato nella quarta del libro, si tratta di: “due ambiti, ecologia e pacifismo, che in quest’epoca più che mai dovrebbero unire le forze per un obiettivo comune: denunciare e contrastare il modello di sviluppo predatorio e imperialista che governa il pianeta, incompatibile tanto con la giustizia sociale quanto con quella ambientale”. Il riferimento ai profeti della nonviolenza (da Gandhi a Galtung, fino ai nostri Dolci e Langer) è un modo per riallacciarsi al pensiero forte che ha alimentato globalmente azioni concrete, dalle mobilitazioni contro il nucleare civile e militare alle vertenze per la riconversione civile ed ecologica delle spese militari. Pacifismo ecologico ed ecologismo pacifista non sono novità, sovrastate però dalla divaricazione dei movimenti e da un ambientalismo compatibile col sistema dominante e poco critico verso il complesso militar-industriale che lo difende.

Ma da quel settore strategico proviene il ministro incaricato di avviare una transizione ecologica impropriamente appaiata alla rivoluzione digitale. Non si parla più di conversione né di riconversione d’un modello iniquo energivoro e predatorio di sviluppo, causa di conflitti armati, devastazioni ambientali e crescenti disuguaglianze. La rivoluzione del governo promuove e finanzia nuove tecnologie che hanno reso più razionali le guerre, raccontandoci che le disparità sociali si risolvono con uno smartphone per tutti e che la sicurezza internazionale si garantisce con droni ed armi intelligenti. Le sortite di Cingolani su trivellazioni, incentivi all’energia da gas naturale e rilancio laico del nucleare civile hanno fatto inorridire gli ecologisti, liquidati come oltranzisti e radical chic […] peggio della catastrofe climatica. Eppure il 37% dei fondi per la transizione ecologica finanziati col Next Generation EU, ha ribadito la Commissione, non andrebbero destinati a fonti come gas o nucleare.
Sarebbe però ingeneroso attribuire a lui soltanto lo scivolamento verso posizioni più reazionarie che rivoluzionarie sul piano ambientale.

Nel nostro Recovery Plan, infatti, trovano spazio progettualità più o meno palesemente belliciste e poco ecologiste. “Ampia fetta dei fondi andrà al complesso militare industriale […] ben 236 milioni dei fondi del NGEU sono esplicitamente destinati alla difesa […] Le linee d’intervento dirette alla digitalizzazione della PA, alla transizione verso l’industria 4.0, all’innovazione e digitalizzazione della PMI ecc. hanno l’obiettivo di finanziare l’espansione di tecnologie in campi strategici…per loro natura dual use militare-civile”.
Di fronte a questo preoccupante quadro di riferimento, dunque, è quindi indispensabile che pacifisti ed ambientalisti uniscano voci ed azioni per contrastare la militarizzazione dell’economia, della società e della cultura, grazie anche al progetto ecopacifista di cui il MIR è promotore.

(ermete ferraro, vicepresidente MIR Italia)



Facebook