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Una storia italiana

14 Nov Una storia italiana

Per gentile concessione delle Edizioni Gruppo Abele, pubblichiamo integralmente l’introduzione di Chiara Sasso al suo libro Riace, una storia italiana, in uscita il 23 novembre. Rispetto alla prima edizione del 2012, sono stati aggiunti due interventi di Livio Pepino e del sindaco del centro calabrese, Mimmo Lucano.

 

Noto nel mondo per i mitici Bronzi, ripescati in mare nel 1972, Riace è un piccolo paese della Locride, nella Calabria jonica. Milleottocento abitanti, il vecchio centro a 300 metri sul livello del mare e un più recente insediamento prossimo alla costa, dal 1998 è conosciuto anche per un’altra ragione: un’esperienza in controtendenza di accoglienza di migranti.

Tutto comincia il 1° luglio di quell’anno, quando sulla costa, nei pressi del paese, approdano 300 curdi irakeni in fuga dalla guerra. Inizia così una storia di accoglienza, gestita, nei primi anni, da un gruppo di volontari, tra cui un professore di chimica dell’istituto tecnico di Roccella Jonica di nome Domenico Lucano. Nel 2001 cominciano ad arrivare i rifugiati. Con loro, e grazie a piccoli finanziamenti e a un prestito dalla Banca etica, il paese rifiorisce. L’associazione Città futura, dedicata a don Giuseppe Puglisi, si mette all’opera per riaprire case abbandonate. Allo stesso tempo si aprono botteghe dove donne calabresi ed etiopi tessono insieme, mentre altri migranti, provenienti dalla Romania o dall’Afghanistan, soffiano il vetro o lavorano la ceramica.

Nel 2004 Domenico Lucano viene eletto sindaco e potenzia l’accoglienza dando continuità a un modello che significa anche rilancio del paese e della sua gente. Salva molti servizi come la scuola e il presidio sanitario. Un modello riassunto in una sorta di manifesto di cui fanno bella mostra tre asinelle utilizzate per la raccolta rifiuti e su cui sta scritto: «Abituate a spingere e non a respingere». Nel 2008, durante i continui sbarchi a Lampedusa e la chiusura all’accoglienza dichiarata dall’allora sindaco Bernardino De Rubeis (in seguito arrestato e condannato per tangenti), il sindaco di Riace, assieme a quelli di Caulonia e di Stignano, offre la propria disponibilità ad accogliere subito 170 persone. La stessa disponibilità verrà data durante l’emergenza Nord Africa, o per gli sbarchi sulle coste. Il telefono del sindaco di Riace è ben noto alla Prefettura di Reggio Calabria, così come la sua disponibilità a farsi carico e a risolvere emergenze in qualunque ora del giorno e della notte.

Il modello di accoglienza di Riace diventa noto nel mondo e il paese è meta anche di studenti accompagnati dagli insegnanti. Non solo. Nel 2008 Wim Wenders vi gira un documentario intitolato Il volo. All’esperienza vengono dedicati alcuni libri. Il 29 marzo 2016 il magazine americano Fortune inserisce il sindaco di Riace (unico italiano) al 40° posto della classifica delle personalità più influenti del mondo per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale. Parla del paese calabrese persino Al Jazeera. Nel 2017 la Rai commissiona una fiction nella quale Domenico Lucano è interpretato da Beppe Fiorello.

Tutto bene, dunque, come nelle storie a lieto fine? Non esattamente, com’è noto. Le buone pratiche non piacciono a una parte consistente dell’establishment. Così nel luglio del 2016 un’ispezione del Servizio centrale del Ministero dell’interno, che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo a livello locale, segnala al prefetto che il modello di Riace è poco ortodosso rispetto alle linee guida del manuale Sprar e presenta irregolarità formali, come l’emissione di una sorta di carta moneta per consentire alle persone di anticipare pagamenti in attesa dell’arrivo di finanziamenti in perenne ritardo o l’istituzione di borse lavoro. Poi, nel dicembre 2016, un’altra ispezione di tre funzionari, che da perfetti burocrati si limitano a controllare “le carte”, sottolinea alcune criticità formali senza verificare in alcun modo l’andamento e la gestione dell’accoglienza. La conseguente relazione, fatta filtrare dagli uffici e consegnata al Giornale, dà inizio a una campagna di criminalizzazione del sindaco e del sistema di accoglienza di Riace che, supportata da esposti e denunce anonime, porta, nell’ottobre 2017, all’emissione, da parte della Procura di Locri, di in avviso di garanzia nei confronti di Lucano per abuso d’ufficio e, addirittura, concussione e truffa aggravata, con connessa perquisizione da parte della Guardia di finanza che occupa per una giornata l’intero paese.

Intanto l’accoglienza continua, in modo ostinato e contrario, nonostante la sospensione dei pagamenti dovuti da parte della Prefettura. E viene inserito un nuovo principio: le persone non sono in scadenza, al di là delle tabelle che ne programmano l’uscita dai progetti. A Riace una parte di case viene destinata alla “accoglienza spontanea”, una dicitura difficile da decifrare per burocrati e politici. Poi, improvvisamente, tutto precipita.

Il 2 ottobre 2018 il sindaco Lucano viene arrestato in esecuzione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Locri. Nessuno, nemmeno il giudice, ne mette in dubbio l’onestà e il disinteresse personale. E quel che gli viene attribuito ha dell’incredibile. Nel paese degli abusi, della corruzione e della ’ndrangheta Domenico Lucano viene colpito da una misura cautelare e posto agli arresti domiciliari (poi trasformati, in modo altrettanto sorprendente, in divieto di dimorare a Riace) con l’accusa di avere favorito l’immigrazione clandestina celebrando un matrimonio “combinato” e di avere affidato il servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative di migranti e riacesi senza un’apposita gara (non di nascosto ma in modo palese, per aiutare persone in difficoltà e per sottrarsi a infiltrazioni mafiose). La natura delle imputazioni aumenta l’incredulità. E, mentre il ministro dell’interno plaude all’arresto, cresce ovunque una mobilitazione spontanea in favore di Lucano e, insieme, di un modello di accoglienza. La vicenda è drammaticamente surreale. O forse no. Più propriamente è una tipica storia italiana, una parabola di quanto avviene nel Paese dei corrotti e dei finti innovatori quando qualcuno antepone l’interesse pubblico e il rispetto dei diritti di tutti al tornaconto personale e ai calcoli elettorali.

Per questo è utile ripercorrerla e raccontarla. Lo si farà, nelle pagine che seguono, partendo dagli eventi più recenti per poi riandare all’origine di quel modello di accoglienza riproponendo la ricostruzione fatta sei anni fa nel libro Riace, terra di accoglienza e facendovi seguire una lettura della vicenda dello stesso Domenico Lucano.

 

(chiara sasso, autrice del libro Riace, una storia italiana)

 

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