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Venticinque anni di Forum droghe

22 Giu Venticinque anni di Forum droghe

In occasione della scadenza del prossimo 26 giugno, la Giornata internazionale di lotta alla droga, si è riunita l’assemblea nazionale di Forum droghe che festeggiava un quarto di secolo di attività.
Il 26 giugno è la data in cui, tradizionalmente viene consegnata al Parlamento la Relazione annuale sui consumi delle sostanze psicoattive in Italia. Da alcuni anni, più puntualmente, il 26 giugno è anche la scadenza della presentazione, da parte di Forum droghe, del Libro bianco sulle droghe che, nato come controinformazione, in un decennio è diventato un insostituibile riferimento, in particolare per l’analisi della situazione delle carceri, e più in generale degli effetti della politica italiana sulle droghe. All’elaborazione del Libro bianco contribuiscono operatori dei servizi pubblici e del Terzo settore, studiosi e associazioni che in questi 25 anni si sono aggregati intorno alle iniziative politiche, ai seminari di ricerca, all’attività editoriale e ai corsi di formazione che Forum droghe ha via via proposto.
Il 13 giugno scorso la riflessione avviata ha riguardato il complesso rapporto tra le iniziative del movimento per una innovazione radicale delle politiche sulle droghe da un lato, e la politica e la percezione sociale delle droghe dall’altro. Quale sfida ha comportato questo mutevole rapporto e quali problemi pone oggi, in particolare rispetto alle pratiche e ai linguaggi che l’azione deve adottare per perseguire un cambiamento reale.

Riportiamo qui il contributo di riflessione della nostra associazione tramite la partecipazione di Leopoldo Grosso, psicologo e presidente onorario del Gruppo Abele:

La prima domanda che voglio porre è se le evidenze scientifiche e i diritti umani non sono nella pancia della gente, ma solo nella testa delle èlite democratiche. Un’ultima ricerca negli USA pubblicata sull’International Journal of drug policy verte sulla presa degli argomenti a supporto o in opposizione alle safe injection rooms, le sale protette del consumo, in Italia ancora vietate. Le evidenze scientifiche a disposizione indicano che tali iniziative ottengono una riduzione di mortalità, una diminuzione della trasmissione di malattie infettive, un aumento dell’accesso ai servizi di cura.
Questi argomenti, nei risultati della ricerca, appaiono di gran lunga perdenti rispetto al 71% delle persone intervistate che pensano invece che le sale di consumo incoraggino le persone ad usare droghe, consentano comportamenti illeciti e che quei soldi possono essere spesi meglio a favore delle cure.

La seconda domanda, di conseguenza, chiede se condurre ricerca nella complessità, che richiede sostare nell’ambivalenza dei fenomeni, con tutta l’incertezza delle sperimentazioni e con obiettivi che realisticamente si configurano come il meno-peggio, risulti inevitabilmente perdente rispetto alla logica della semplificazione, del riduzionismo e della deresponsabilizzazione. Soprattutto quando queste logiche sono supportate dalla speculazione sulla paura ed il sentimento di insicurezza della gente, e rilanciate da rappresentazioni mediatiche del fenomeno droga ancora prevalentemente radicate nella logica scandalistica delle tre S (Sangue, Sesso e Soldi) con cui vengono trattati gli episodi di cronaca (cronaca nera).

Rispetto agli orientamenti dell’opinione pubblica che significato attribuiamo al fatto che si è comunque vinto l’unico scontro diretto (l’ormai lontano referendum del ’93 sull’abrogazione delle norme più repressive della legge del ’90 relative al consumo), mentre si sono praticamente persi tutti gli scontri indiretti che sono passati in Parlamento attraverso i rappresentanti della politica, e non direttamente tra i rappresentati. La vittoria referendaria è da considerarsi illusoria perché al traino del dell’abrogazione al finanziamento pubblico dei partiti come sostengono in molti, oppure ci suggerisce che saltare le rappresentanze politiche e le mediazioni che intercorrono sia una strategia più efficace allorchè si apre l’opportunità di un confronto di maggiore respiro?

Infine, se questa fosse la strada, significherebbe lasciare in secondo piano e sullo sfondo gli argomenti delle evidenze scientifiche e dei diritti umani, a cui siamo ovviamente molto legati, per inforcare argomenti che diano addosso, con forza pari e contraria, a quelli portati avanti dalla semplificazione e dalla mistificazione?
Il che vorrebbe dire privilegiare due questioni, che toccano di più gli interessi di tutti e che denunciano e attaccano direttamente le collusioni di molti esponenti politici:
a) il proibizionismo e la guerra alla droga, così come è stata anche recentemente proposta come guerra ai drogati, fa gli interessi delle mafie;
b) la cronaca giudiziaria evidenzia che a livello nazionale e locale alcuni imprenditori della paura nascondono la protezione di interessi economici del narcotraffico con co-interessamenti diretti o indiretti (voto di scambio).
Bisogna quindi in parte abbandonare sullo sfondo evidenze scientifiche e diritti umani, per mettere in figura, in primo piano, il discorso più duro e semplificato della denuncia dell’ipocrisia, delle speculazioni elettorali e delle collusioni d’affari? È uno sporcarsi le mani nell’agone della battaglia politica”.

 

(leopoldo grosso, presidente onorario Gruppo Abele)



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