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VotePact, un patto elettorale per l’Europa

30 Apr VotePact, un patto elettorale per l’Europa

A un mese dalle prossime elezioni europee, la campagna elettorale sta faticosamente iniziando e molti cittadini si chiedono se valga la pena recarsi alle urne. Nel dibattito pubblico la sensazione dominante è che non ci sia una vera scelta: minacciata dalle ondate populiste e dalla rinascita dei nazionalismi, l’Europa dovrebbe essere difesa a tutti i costi. Questo assunto è sia falso che pericoloso. Falso perché suggerisce che l’Europa debole ed elitaria così com’è oggi sia l’unica possibile. Pericoloso perché rischia di far credere a tutti coloro che sono delusi dalle attuali politiche europee che l’unica via d’uscita è l’uscita dell’Unione. Noi crediamo che esista un’alternativa europea e che i cittadini possano fare la differenza attraverso il loro voto.
Così scrivono, lanciando l’appello, i primi firmatari di VotePact: sindaci, attivisti, sindacalisti, scrittori, professori, artisti. Tra questi anche don Ciotti, presidente del Gruppo Abele.

Per questo, avanziamo la proposta di un Patto Elettorale (VotePact) che trae origine dalla società civile, dal mondo accademico, artistico e politico locale. Con questo Patto, invitiamo a votare solo per i candidati che sostengano sette proposte ben definite e si impegnino a rifiutare la prossima Commissione europea se non le includerà nel suo Programma 2019-2024.

1. L’Europa deve puntare alla neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2040 e accelerare gli interventi a breve termine. Gli investimenti pubblici per la transizione climatica devono essere esentati dalla disciplina di bilancio e sostenuti da prestiti europei senza interessi di almeno 1,5 miliardi di euro. Le importazioni da paesi che non rispettano gli Accordi di Parigi devono essere tassati alle frontiere, metà dell’incasso ottenuto da questa tassa deve sostenere i paesi in via di sviluppo. 
2. Le politiche e il bilancio dell’Europa e degli Stati membri devono essere orientate alla lotta contro la povertà, eradicando la povertà infantile in 15 anni, per garantire a ogni bambino una casa, un asilo o una scuola e l’accesso alle cure sanitarie e ad alimentazione sana. 
3. Il dumping sociale interno all’Unione europea deve essere combattuto con ogni mezzo regolamentare e con controlli efficaci, in modo da far aumentare i salari
4. La prossima Commissione deve essere composta in maniera eguale da uomini e donne e almeno due terzi dei suoi membri devono essere scelti tra i parlamentari europei eletti nel maggio 2019. 
5. La lotta contro la frode, l’evasione fiscale, il riciclaggio, la criminalità organizzata e la corruzione devono costituire una priorità assoluta nella prossima legislatura, in particolare stabilendo un’aliquota fiscale effettiva pari ad almeno il 20% degli utili delle imprese in tutti gli Stati membri, i paesi che non rispetteranno questa regola non accederanno ai fondi UE. 
6. L’Unione Europea deve garantire che nessun cittadino europeo possa essere perseguito per aver aiutato dei richiedenti asilo o i migranti in difficoltà
7. A ogni giovane europeo deve essere offerto, quattro mesi dopo aver lasciato la scuola, un lavoro o una formazione, e l’ammontare di bilancio destinato al Programma Erasmus deve essere triplicato in modo che gli studenti, in tutti i campi di studio, possano trarne beneficio.

Queste proposte sono ampiamente sostenute dalla società civile e da migliaia di ONG europee, sono oggetto di campagne difese da milioni di cittadini e appaiono nei programmi di diverse famiglie politiche. Trascurare queste sfide a favore di alleanze tattiche, con il pretesto di sfuggire al populismo, non ripristinerà la fiducia dei cittadini nell’Unione. Solo un chiaro impegno a trasformare profondamente le azioni dell’Unione, e quindi a respingere una nuova Commissione che dovesse semplicemente proseguire con le attuali politiche, può salvare l’Europa da sé stessa.

Anne Hidalgo (sindaco di Parigi),
Paul Magnette (sindaco di Charleroi),
Luigi Ciotti (presidente Libera/Gruppo Abele),
Carlos Susias e Leo Williams (European Anti-Poverty Network),
Liina Carr,
Esther Lynch,
Rudy De Leeuw e Luca Visentini (Confederazione dei Sindacati Europei),
Isabelle Chopin (Migration Policy Group),
Raphaël Glucksmann (scrittore),
Ulricke Guérot (Università Danube),
Barbara Hendricks (cantante d’opera),
Claire Nouvian (Bloom),
Conny Reuter (Solidar),
Wendel Trio (Climate Action Network Europe)



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