
La famiglia Sargsyan, di origine armena, è fuggita dalla guerra del Nagorno Karabakh verso l'Europa. La vita nel loro Paese era diventata troppo pericolosa, ma altrettanto pericoloso si è rivelato il viaggio verso la speranza di un futuro migliore.
La Stampa ha raccolto la loro testimonianza, raccontando la difficoltà di entrare in Europa a causa delle leggi restrittive sull'immigrazione che non risparmino neppure i bambini e i profughi dei conflitti armati.
Una volta arrivati a Torino, i Sargsyan si sono ritrovati a vivere per strada insieme ai tre figli piccoli, perché per essere ammessi nei centri di accoglienza c'era una lunga lista d'attesa. È proprio sulla strada che li abbiamo intercettati, offrendo loro ospitalità temporanea in una delle strutture del Gruppo Abele.
L'incontro con questa famiglia si è rivelato prezioso: sono persone piene di dignità e coraggio, che si mettono in gioco per restituire in varie forme l'aiuto ricevuto. Attraverso lo studio e il lavoro, hanno iniziato un percorso di integrazione e autonomia.
Questa però non può essere la normalità! Il Gruppo Abele, come altre realtà del Terzo settore, interviene per tamponare le emergenze, ma dev'essere il settore pubblico a farsi carico delle famiglie che, sempre più numerose, arrivano nel nostro Paese da situazioni di guerra, violenza, miseria e discriminazione. Non adulti da soli ma nuclei con bambini anche piccoli, che hanno bisogno di accoglienza dignitosa. Non numeri ma esseri umani, alla ricerca di prospettive di vita.