La convocazione del Gruppo Abele come voce d'interesse nazionale per l’Indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica è un riconoscimento del lungo percorso fatto insieme ai giovani e alle famiglie in diversi quartieri di Torino, ma anche delle riflessioni di più ampio respiro che da questo percorso abbiamo tratto, in sessant'anni di vita.
Il nostro intervento davanti alla VII Commissione del Senato è partito da una domanda: "Che cos'è la povertà educativa?"
Una povertà multidimensionale che attraversa la nostra società. Prima di tutto è povertà economica, che negli ultimi anni è aumentata sia in termini assoluti che relativi. È povertà culturale legata a questa povertà economica e alla mancanza di istruzione, ma anche a un contesto sociale in cui il consumismo imperante e la semplificazione dei messaggi proposti dalla rete e dai media annullano riflessione e senso critico creando fenomeni di analfabetismo di ritorno. È povertà affettiva, emotiva e relazionale, in cui individualismo e solitudine dominano anche nelle relazioni primarie. È infine povertà di politiche e servizi di welfare, educativi, culturali, pensati nel nostro Paese dal dopoguerra in poi per realizzare quanto scritto nell’art. 3 della Costituzione quando dice che: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Le misure contro questi "ostacoli di ordine economico e sociale”, oggi, vediamo che sono sempre più considerate come aggravio di spesa pubblica piuttosto che come motore di sviluppo del Paese.
Il nostro intervento ha poi toccato diversi aspetti: