«Provvedimento epocale». Così la premier Meloni dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge n. 2961, contenente “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti”, riprendendo il proclama del Ministro della giustizia Nordio: «Detenzione alternativa per 10.000 persone». Enfasi retorica, propaganda, grande bluff, bugia dalle gambe corte? Le associazioni delle comunità terapeutiche hanno reagito con cautela. Il principio a cui si ispira la legge – la cura delle persone tossicodipendenti al posto del carcere – è, ovviamente, condiviso e auspicato, ma le modalità previste dalla legge per realizzarlo lasciano ancora molto a desiderare e richiedono un attento monitoraggio.
Per quanto riguarda le risorse finanziarie, è prevista l’istituzione di un fondo di 19.436.250 euro a decorrere dal 2026. Questa disposizione mette a repentaglio la realizzazione delle finalità della legge, ché le risorse messe a disposizione coprono al massimo il trasferimento in comunità di 500 persone ogni anno, sempre che la legge venga automaticamente rifinanziata.
L’altra grave criticità del disegno di legge riguarda gli esclusi dal beneficio.